L'attacco a due punti: un'invenzione dell'agricoltore (prima parte)
Sicma
L'attacco a due punti: un'invenzione dell'agricoltore (prima parte) - 05/07/2017

L'attacco a tre punti che tutti conosciamo fu inventato dal grande Harry Ferguson nel 1926 in Inghilterra.


Oltre ad averlo realizzato e brevettato, sono attribuite a lui altre svariate innovazioni

relative a questo congegno, come ad esempio il sollevatore idraulico, che resero questo sistema perfettamente funzionante, efficace e desiderabile a tal punto che ben presto venne impiegato nella produzione di massa dei trattori (come il modello Ford-Ferguson 9N che vediamo in foto).

Prima del 1940 ogni costruttore usava il suo proprio sistema per collegare gli attrezzi ai loro trattori ed era luogo comune che l'attacco a due punti non permettesse di sollevare efficaciemente una vasta gamma di attrezzi.

A quel tempo dunque i contadini erano costretti ad acquistare la stessa marca di attrezzo agricolo del trattore che possedevano per essere certi che lo sollevasse correttamente e, se si rendeva necessario l'acquisto di un macchinario agricolo di un altro produttore, bisognava adattarlo con uno speciale kit sgangherato e decisamente non sicuro!

In Italia l'attacco a due punti nasce principalmente in Abruzzo, diffondendosi in seguito anche in Campania, Lazio e Molise.

Fu creato non tanto per far fronte a terreni impervi e sassosi, ma soprattutto per ottimizzare l'ingombro del trattore e dell'attrezzo sotto i vigneti: grazie a questo tipo di attacco si accorciava la distanza tra il trattore e l'attrezzo e si riusciva a scavallare tra una fila e l'altra più agevolmente con una semplice manovra.

L' attacco a tre punti invece dava più difficoltà perchè era più lungo e l'attrezzo più distante dal trattore, quindi fare una manovra diretta per scavallare il filare era quasi impossibile. Inoltre in presenza di terreni scoscesi ed impervi, l'attacco a due punti permetteva di fare movimenti più repentini (essendo più compatta la massa totale) e accorciava di parecchio la distanza tra il trattore e l'attrezzatura.


Come funziona?

Ovviamente il movimento che si compie con l'attacco a due punti dietro al trattore è completamente diverso rispetto al movimento che compie l'attrezzo con l'attacco a tre punti. 

Prendendo ad esempio una fresatrice con l'attacco a tre punti, vediamo che quando si va ad alzare ed abbassare l'attrezzo tramite il sollevamento per fare le manovre, spostarlo ecc., si alza e si abbassa mantenendo l'asse parallelo al terreno; con l'attacco a due punti invece, avendo l'attrezzo con solamente la parte inferiore collegata, il sollevatore tramite le catene va ad alzarlo o abbassarlo operando un movimento tramite un fulcro, che è quello del collegamento dell'attacco, dunque l'attrezzo non fa più un movimento di sollevamento parallelo al terreno, ma si muove facendo una proiezione a raggiera, operando un movimento basculante verso l'alto, dunque cambiando l'inclinazione rispetto al terreno con un movimento ad arco.

In questo modo la connessione tra trattore ed attrezzo è molto più stretta e in più, quando lo si solleva nella maniera appena descritta, la distanza tra loro si accorcia ulteriormente: vi è dunque la massima ottimizzazione degli ingombri.

C'è un però

Nel momento in cui sta lavorando, quando l'attrezzo inizia ad andare in profondità, il movimento ad arco che compie verso l'alto nel sollevamento si ripete specularmente anche verso il basso: questo comporta una lavorazione irregolare e più grezza del terreno data dal fatto che cambiando inclinazione la slitta va a poggiare in posizioni diverse ogni volta.

Con l'attacco a tre punti invece si ha una lavorazione regolare grazie al fatto che la slitta poggia sempre nello stesso punto e inoltre, con i sollevatori a sforzo controllato, si può regolare direttamente la profondità di lavoro dell'attrezzo assicurando un'esecuzione sempre precisa e perfetta. 


La nascita del due punti mobile

Dato che l'attacco a due punti su alcuni attrezzi creava anche problemi, venne creata una via di mezzo, il due punti mobile: in pratica l'attrezzo si presentava sempre con il castelletto del terzo punto e gli attacchi inferiori, mentre il trattore aveva un congegno ibrido tra un attacco a tre punti ed uno a due.

Si usava cioè la parte inferiore dell'attacco a due punti, dunque con il rullo e la forcella di collegamento, adottando però anche il terzo punto tramite dei bracci che fungevano da collegamento tra l'attacco a due punti e l'attacco a tre punti dell'attrezzo e, sempre tramite il tirante superiore, si realizzò questa via di mezzo, che comunque ottimizzava lo spazio e permetteva di lavorare in maniera corretta con l'attrezzo.

Questa nuova tecnologia creò però dei problemi tecnici perchè le fresatrici e gli attrezzi in generale non erano stabili e non si potevano montare su tutte le macchine. Questo genere di soluzione fu usata per le fresatrici e i trinciatutto, ma per le vangatrici non si potè mai adottare.

 

Nella seconda parte scopriremo di più sul due punti mobile e perchè l'attacco a due punti base non si è mai potuto usare sui trinciatutto.

Scopriremo un modello appositamente progettato da Sicma per l'attacco a due punti e vedremo di più sulla trattrice Aurora degli anni 50-60 condividendo un depliant d'epoca relativo a questo modello.

Continuate a seguirci!